Tutti alle Giubbe Rosse!!
E ora un po' di storia sul locale: Le avanguardie fiorentine posero nelle ormai mitiche sale del caffè il loro quartier generale. e su Firenze: Alla fine dell'800 l'amministrazione comunale di Firenze decise di radere al suolo l'antico quartiere del Mercato Vecchio, perché, dopo i fasti del medioevo, il luogo era inesorabilmente decaduto. Nel 1881 il giornalista Jarro pubblicò infatti un libro-denuncia: "Firenze sotterranea" in cui si descriveva il centro della città come un ricettacolo di delinquenza e prostituzione. Artisti, poeti, uomini di cultura, non perdonarono mai al governo municipale di aver cancellato memorie storiche ed artistiche di importanza incomparabile: torri, chiese, palazzi, vicoli e piazzette che un accurato restauro avrebbe potuto facilmente valorizzare e che oggi sono note soltanto grazie ai dipinti dei macchiaioli e alle vecchie foto di Brogi e Alinari.
Il grosso arco di trionfo sulla piazza dedicata a Vittorio Emanuele II, oggi Piazza della Repubblica, fu inaugurato nel 1895. Il locale fu il primo ad essere aperto sulla nuova piazza proprio in corrispondenza del luogo dove, in Mercato Vecchio, esisteva un'antica vineria. Secondo la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con Giubbe Rosse, all'uso viennese. I fiorentini trovando qualche difficoltà nel pronunciare il nome straniero del caffè e preferivano dire: "andiamo da quelli delle Giubbe Rosse".
Di qui il nome dato poi successivamente dai nuovi gestori, "Giubbe Rosse".
Le Giubbe Rosse" erano fornite dei quotidiani e delle riviste di tutto il mondo e si doveva a ciò credo, in buona parte, l'affluenza della clientela straniera. Più di un caffè, le prime due sale avevano l'aspetto di un circolo di lettura. Certi bei tipi avevano fondato un "circolo scacchistico fiorentino" in fondo alla terza sala e pagavano un piccolo affitto mensile. Gente metodica e malinconica per eccellenza, quasi tutti cancellieri e magistrati della Corte d'Appello, farmacisti, ingegneri senza progetti e avvocati senza più cause. Ma la pace sonnacchiosa del caffè venne sconvolta quando dal 1913 la terza sala diventò la sede fissa del gruppo di "Lacerba" e quindi dei futuristi fiorentini. A nulla valsero le proteste degli scacchisti.






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